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Manifesto

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"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l'azione e l'utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo." Pier Paolo Pasolini
 
La linea programmatica si staglia sulla necessità di attuare forme indipendenti di strategie comunicative. Il primo problema che si incontra è di tipo testuale dove la produzione culturale si arresta per cedere il passo all'intrattenimento e al consumo. In che punto la libertà e l'indipendenza entrano in conflitto con la sopravvivenza? Si percepisce la necessità di affrontare un salto senza rete, maturato in anni di domande e tentativi ai margini di attività riconosciute, arrampicandosi con fatica nell'equilibrio instabile della ricerca artistica. 
 
La musica non è molto distante dalla poesia. Entrambe hanno la capacità di sintetizzare dei significati enormi in gocce di linguaggio. Entrambe hanno necessità di ritmo e di una forte componente emotiva. Una parte della produzione poetica ha visto l'Italia porsi all'avanguardia delle correnti di pensiero mondiali, la parte che potremmo senza indugio chiamare poesia politica. Cosa meglio della poesia può raccontare la desolazione umana e allo stesso tempo ridare indietro un'immagine di purezza e grandezza?
 
Ecco, la musica, secondo noi può e deve avere lo stesso anelito. Vivere oggi significa essere inseriti in contesti culturali dove tutto si fa per il profitto, per il semplice motivo che queste strategie hanno, fino ad oggi, posto le basi della possibile sopravvivenza. Ma vivere oggi pone delle domande a cui rispondere è sempre più difficile. L'ideologia non aiuta più, perchè restringe il campo in maniera anacronistica. La divisione fra bene e male è sempre più labile causa uno smaterializzamento dei valori interpretativi delle due categorie.
 
Esprimersi fa i conti con queste forti attrazioni, con queste forze, che insieme portano ad uno sconvolgimento profondo dei sistemi. Il sistema notazionale tradizionale riduce lo spazio interpretativo personale ad una tecnica. La ricerca della purezza del suono e delle sue possibilità espressive non può fermarsi a questo, ma deve travalicarlo. La libera improvvisazione ha dalla sua invece una completa libertà di gestione del suono, non prevedendo frome architettoniche che ne garantiscano la funzione di veicolo di contenuto. 
 
Agli inizi del ventesimo secolo la nascita del jazz fu una potentissima scossa al mondo musicale. E il suo sviluppo indipendente ne fece uno delle massime punte artistiche di quel secolo. La sua capacità di essere indipendente ne fece uno dei motori della consapevolezza nera, affondando le sue radici nella comunità afroamericana, che portava nel Dna la deportazione e la schiavitù. Negli anni '60 cominciò già ad essere messo in crisi. Per quanto questi tempi siano veloci, male ci si relaziona ad una forma d'arte che si interroga ad appena mezzo secolo di vita....

L'indipendenza per molti intellettuali jazzisti afroamericani significò lasciarsi dietro le spalle i club, l'iconografie maledetta, le droghe....ma anche formule musicali troppo semplici per essere portatrici del carico emotivo ed intellettuale che gli artisti erano pronti a portare sulla scena. Comincia così una fase meno divulgata del jazz e della musica in generale...In cui le avanguardie si nutrivano fra loro, in cui la ricerca era un valore totale e che ci ha preparato a questi tempi, spesso intercettandone l'abbrutimento molto prima che si paventasse....
 
Lo sviluppo di un sistema di notazione a questo punto si inserisce all'interno della ricerca personale. In un momento storico in cui possiamo senza sembrare anacronistici, diacronici o semplicementi incoerenti, utilizzare materiale della polifonia antica, il serialismo, l'avanguardia, il jazz, il rock, il metal, il crossover, il rap, la musica elettronica, il rumore, i giocattoli e i canti gregoriani, costruire un sistema che sviluppi un linguaggio basato sulla memoria dei singoli e sulla loro fascinazione sembrava opportuno e decisivo. 
 
Il contenuto....I problemi, le difficoltà che ci accomunano tutti, e la coscienza di quello che viviamo...Ed il rumore che tutto questo porta nella bellezza del Mondo......In fondo gli esseri umoni non sono altro che rumore nell'equilibrio di questo Mondo. Un rumore fatto di problemi. Per questo Noise of trouble ci sembrava adatto....
 
Come ci sembrava adatto anche l'omaggio non troppo velato ad un disco dei Last Exit in cui molto è stato fatto. Peter Brotzmann che urla, armonizzato dalla tastiera debussyana di Herbie Hancock che ci porta sul caos materico e coltraniano di Sonny Sharrock per certi versi potrebbe essere la summa del novecento.....

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